Tende blu e nere,
schieramenti opposti
le divide un filo
elettrico.
I cicalii nel pineto
non tacciono mai.
E' guerra.
Poca acqua potabile.
Benvenuti alla Feniglia.
12/7/2011
mercoledì 28 settembre 2011
sabato 24 settembre 2011
Das Wohltemperierte Clavier
Un breve lavoro di approfondimento sul Clavicembalo ben temperato di J. S . Bach, sperando che possa essere utile e in grado di far nascere qualche curiosità nei miei lettori. I testi da me utilizzati sono Santa Wikipedia (sempre sia lodata), soprattutto per la questione del temperamento, e il libro di Hermann Keller "Il clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach. L'opera e la sua interpretazione", Ricordi, Milano, 1991.
Il Clavicembalo ben temperato,“summa di tutte le opere” (Schumann), è fra le più importanti opere da camera del compositore tedesco J. S. Bach (1685-1750). Contiene un totale di 48 preludi e fughe, che si dividono in due libri, ciascuno dei quali ne contiene 24 e le dispone secondo un ordine tonale e cromatico ben preciso: la prima coppia di brani è in Do maggiore, la seconda in do minore, la terza in Do diesis maggiore, e così via fino al si minore. I due libri del Clavicembalo ben temperato vennero composti in periodi diversi, tra il 1722 e il 1744: il primo attinge dal Klavierbüchlein per Wilhelm Friedemann Bach del 1720 e fu portato a compimento durante la permanenza a Köthen, soggiorno fra i più fecondi del compositore (a questo periodo risalgono i Concerti Brandeburghesi, i Concerti e le Sonate per violino, le Suites inglesi e le Suites francesi…), mentre il secondo a Lipsia, città in cui Bach si spense all’età di 65 anni in seguito ad un infelice intervento agli occhi.
Perché Wohltemperierte?
Ai tempi di Bach si stava attuando una rivoluzione dell’accordatura, che prevedeva l’adozione del cosiddetto “temperamento equabile”, introdotto dall’organista e costruttore d’organi Andreas Werckmeister.
Secondo l’accordatura naturale, l’intervallo tra due suoni e rappresentato da una frazione contenente numeri naturali: ad esempio, tra un suono fondamentale e l’ottava, il rapporto è 1:2, così come la quinta naturale è data dal rapporto 2:3, la quarta naturale da 3:4 ecc. ecc. Nel modo maggiore “naturale”, i suoni scaturiscono dai rapporti 1 : 9/8 : 5/4 : 4/3 : 3/2 : 5/3 : 15/8 : 2. Questi rapporti vengono però impiegati solo in limitati casi, come nel canto diatonico monodico e in determinate condizioni nel canto polifonico a cappella (nello stile di Palestrina); se volessimo farne un uso più esteso, incorreremmo in disparità che sono di disturbo e che devono dunque essere “temperate”. La soluzione definitiva, ancora oggi in vigore, fu trovata alla fine del XVII secolo: la suddivisione dell’ottava in dodici parti uguali, appunto il temperamento equabile. I suoi rapporti numerici (tranne l’ottava) si discostano lievemente da quelli naturali, mantenendo però tra i loro suoni una distanza che è indipendente dalla tonalità in cui ci si trova. Solo ora si poté far uso di tutte le tonalità e passare dall’una a un’altra qualsiasi. L’abbandono dell’accordatura naturale fu certo una perdita spiacevole, ma enormemente maggiori furono i vantaggi che ne derivarono alla musica.
La questione dello strumento
Con il termine "Clavier" Bach intendeva designare un qualsiasi strumento a corde con tastiera. Dunque clavicembalo o clavicordo? La questione è rimasta irrisolta, ma il fatto che l’estensione del clavicordo (da Do1 a Do 5) non venga mai superata è un punto a favore per questo strumento. Secondo Arnold Schering, la questione non si sarebbe posta all’epoca: se infatti il clavicordo è uno strumento dal timbro e dalla sonorità molto limitate, che lo rilegano più a uno strumento adatto allo studio o di cui godere in privato, il clavicembalo invece viene preferito nelle performances in spazi più ampi e in presenza di pubblico. Tuttavia, il bello del Clavicembalo ben temperato risiede proprio nello sforzo di ogni esecutore, che sia pianista, suonatore di cembalo o clavicordo, di estrarre quelle peculiarità di ogni preludio e fuga che non si addicono ad uno strumento in particolare, ma a una musica il cui contenuto va ricercato al di là del timbro musicale. Dal momento che nessuna interpretazione potrà appagarci per intero, la nostra fantasia sarà continuamente stimolata a produrre qualcosa di nuovo, così che l’esperienza del Clavicembalo sarà unica e totalmente personale.
Lo stile
La più antica raccolta di preludi e fughe è l’Ariadne musica di Johann Caspar Ferdinand Fischer, pubblicato nel 1702, con 20 preludi e fughe anch’essi disposti cromaticamente per tonalità maggiori e minori: appare evidente come Bach abbia assunto l’opera a modello. Il Primo Libro è caratterizzato da un forte legame tra un preludio e la fuga corrispondente, in cui quest’ultima si riflette; qualora questo rapporto fosse insufficientemente evidente, Bach aggiunse una sezione finale nella quale v’è un accumulo tensivo, che rende più diretto il trapasso nella fuga: è questo il caso dei Preludi in do minore, do diesis minore, Re maggiore, re minore, mi minore, fa minore.
I tempi estremamente diversi in cui nacquero le composizioni del Secondo Libro spiegano la mancanza di unità stilistica paragonabile a quella del Primo. Suppliscono però a questa mancanza la maggiore varietà di forme, soprattutto nei preludi, e l’alta sostanza musicale di un gran numero di brani composti nell’ultima stagione creativa bachiana. La ordine cronologico dei brani è deducibile dalla sola analisi stilistica dei singoli preludi e fughe, dal momento che mancano punti di riferimento più precisi. Ad esempio, la maggior differenza tra il Primo e il Secondo Libro è la ricca varietà che quest’ultimo presenta nelle fughe: alcuni si avvicinano alla sonata classica (con il tipico schema Esposizione-Sviluppo-Ripresa), altri sono invenzioni a due voci (re diesis minore, mi minore e la minore) o simili a movimenti di suite (do minore, Mi maggiore e Sol maggiore), altri ancora sono preludi organistici (Do maggiore e sol minore) o prendono la forma di un movimento di concerto barocco (Mi bemolle maggiore, Fa diesis maggiore, La bemolle maggiore e si minore). Per quanto riguarda le fughe, queste sono 13 a tre voci e 11 a quattro (mancano perciò quelle a due e cinque voci). Accanto a fughe dal fitto lavoro contrappuntistico (Re maggiore, Mi maggiore, fa diesis minore, La bemolle maggiore e si bemolle minore) se ne trovano altre meno severe come quelle in fa minore, Fa diesis maggiore, Si bemolle maggiore e si minore. Quattro sono fughe doppie ( do diesis minore, La bemolle maggiore, sol diesis minore e Si maggiore); quella in fa diesis minore è una fuga tripla.
Il Clavicembalo ben temperato,“summa di tutte le opere” (Schumann), è fra le più importanti opere da camera del compositore tedesco J. S. Bach (1685-1750). Contiene un totale di 48 preludi e fughe, che si dividono in due libri, ciascuno dei quali ne contiene 24 e le dispone secondo un ordine tonale e cromatico ben preciso: la prima coppia di brani è in Do maggiore, la seconda in do minore, la terza in Do diesis maggiore, e così via fino al si minore. I due libri del Clavicembalo ben temperato vennero composti in periodi diversi, tra il 1722 e il 1744: il primo attinge dal Klavierbüchlein per Wilhelm Friedemann Bach del 1720 e fu portato a compimento durante la permanenza a Köthen, soggiorno fra i più fecondi del compositore (a questo periodo risalgono i Concerti Brandeburghesi, i Concerti e le Sonate per violino, le Suites inglesi e le Suites francesi…), mentre il secondo a Lipsia, città in cui Bach si spense all’età di 65 anni in seguito ad un infelice intervento agli occhi.
Perché Wohltemperierte?
Ai tempi di Bach si stava attuando una rivoluzione dell’accordatura, che prevedeva l’adozione del cosiddetto “temperamento equabile”, introdotto dall’organista e costruttore d’organi Andreas Werckmeister.
Secondo l’accordatura naturale, l’intervallo tra due suoni e rappresentato da una frazione contenente numeri naturali: ad esempio, tra un suono fondamentale e l’ottava, il rapporto è 1:2, così come la quinta naturale è data dal rapporto 2:3, la quarta naturale da 3:4 ecc. ecc. Nel modo maggiore “naturale”, i suoni scaturiscono dai rapporti 1 : 9/8 : 5/4 : 4/3 : 3/2 : 5/3 : 15/8 : 2. Questi rapporti vengono però impiegati solo in limitati casi, come nel canto diatonico monodico e in determinate condizioni nel canto polifonico a cappella (nello stile di Palestrina); se volessimo farne un uso più esteso, incorreremmo in disparità che sono di disturbo e che devono dunque essere “temperate”. La soluzione definitiva, ancora oggi in vigore, fu trovata alla fine del XVII secolo: la suddivisione dell’ottava in dodici parti uguali, appunto il temperamento equabile. I suoi rapporti numerici (tranne l’ottava) si discostano lievemente da quelli naturali, mantenendo però tra i loro suoni una distanza che è indipendente dalla tonalità in cui ci si trova. Solo ora si poté far uso di tutte le tonalità e passare dall’una a un’altra qualsiasi. L’abbandono dell’accordatura naturale fu certo una perdita spiacevole, ma enormemente maggiori furono i vantaggi che ne derivarono alla musica.
La questione dello strumento
Con il termine "Clavier" Bach intendeva designare un qualsiasi strumento a corde con tastiera. Dunque clavicembalo o clavicordo? La questione è rimasta irrisolta, ma il fatto che l’estensione del clavicordo (da Do1 a Do 5) non venga mai superata è un punto a favore per questo strumento. Secondo Arnold Schering, la questione non si sarebbe posta all’epoca: se infatti il clavicordo è uno strumento dal timbro e dalla sonorità molto limitate, che lo rilegano più a uno strumento adatto allo studio o di cui godere in privato, il clavicembalo invece viene preferito nelle performances in spazi più ampi e in presenza di pubblico. Tuttavia, il bello del Clavicembalo ben temperato risiede proprio nello sforzo di ogni esecutore, che sia pianista, suonatore di cembalo o clavicordo, di estrarre quelle peculiarità di ogni preludio e fuga che non si addicono ad uno strumento in particolare, ma a una musica il cui contenuto va ricercato al di là del timbro musicale. Dal momento che nessuna interpretazione potrà appagarci per intero, la nostra fantasia sarà continuamente stimolata a produrre qualcosa di nuovo, così che l’esperienza del Clavicembalo sarà unica e totalmente personale.
Lo stile
La più antica raccolta di preludi e fughe è l’Ariadne musica di Johann Caspar Ferdinand Fischer, pubblicato nel 1702, con 20 preludi e fughe anch’essi disposti cromaticamente per tonalità maggiori e minori: appare evidente come Bach abbia assunto l’opera a modello. Il Primo Libro è caratterizzato da un forte legame tra un preludio e la fuga corrispondente, in cui quest’ultima si riflette; qualora questo rapporto fosse insufficientemente evidente, Bach aggiunse una sezione finale nella quale v’è un accumulo tensivo, che rende più diretto il trapasso nella fuga: è questo il caso dei Preludi in do minore, do diesis minore, Re maggiore, re minore, mi minore, fa minore.
I tempi estremamente diversi in cui nacquero le composizioni del Secondo Libro spiegano la mancanza di unità stilistica paragonabile a quella del Primo. Suppliscono però a questa mancanza la maggiore varietà di forme, soprattutto nei preludi, e l’alta sostanza musicale di un gran numero di brani composti nell’ultima stagione creativa bachiana. La ordine cronologico dei brani è deducibile dalla sola analisi stilistica dei singoli preludi e fughe, dal momento che mancano punti di riferimento più precisi. Ad esempio, la maggior differenza tra il Primo e il Secondo Libro è la ricca varietà che quest’ultimo presenta nelle fughe: alcuni si avvicinano alla sonata classica (con il tipico schema Esposizione-Sviluppo-Ripresa), altri sono invenzioni a due voci (re diesis minore, mi minore e la minore) o simili a movimenti di suite (do minore, Mi maggiore e Sol maggiore), altri ancora sono preludi organistici (Do maggiore e sol minore) o prendono la forma di un movimento di concerto barocco (Mi bemolle maggiore, Fa diesis maggiore, La bemolle maggiore e si minore). Per quanto riguarda le fughe, queste sono 13 a tre voci e 11 a quattro (mancano perciò quelle a due e cinque voci). Accanto a fughe dal fitto lavoro contrappuntistico (Re maggiore, Mi maggiore, fa diesis minore, La bemolle maggiore e si bemolle minore) se ne trovano altre meno severe come quelle in fa minore, Fa diesis maggiore, Si bemolle maggiore e si minore. Quattro sono fughe doppie ( do diesis minore, La bemolle maggiore, sol diesis minore e Si maggiore); quella in fa diesis minore è una fuga tripla.
mercoledì 29 giugno 2011
Cronache di maturità
La barra di Microsoft Word (uso non commerciale) lampeggia sullo schermo del pc di Giovanni W. Ha appena finito di copiare alcuni versi del Paradiso, di cui parlerà nella sua tesina di maturità. Dovrebbe commentarli, ma non ne ha voglia. La sera precedente aveva completato la parte di latino, che introduce il concetto di Musica delle Sfere dalla filosofia pitagorico-platonica fino al Somnium Scipionis di Cicerone. Roba tosta, ma interessante.
Ora toccherebbe a Dante; ma mentre Giovanni è seduto sul divano del salotto, con vocabolari e libri di testo vari sparsi tra il pavimento, il divano stesso e il tavolino di vetro, squilla il cellulare. E' la madre, che (maledetta) è andata all'Argentario con due amiche; tuttavia, è una buona scusa per sdraiarsi a riposare due minuti sui morbidi cuscini del sofà. Gli chiede come si chiama l'esaminatrice di latino e greco del liceo Tasso, che ha in commissione. Non se lo ricorda, ma sì, se gli fa qualche nome magari gli torna in mente. E' la prof. T.? No, no, mai sentita. La F.? Sì, sì, proprio lei. Dicono che sia una strega, ma brava, dice la madre. Dicono che sia un'incapace, risponde lui. Si salutano e Giovanni è costretto a rialzarsi dal suo morbido giaciglio per rimettersi al computer. Più tardi dovrà chiamare la nonna per farle gli auguri per il suo onomastico.
A suo favore giocano la fresca brezza del condizionatore, impostato a 23 gradi - Giovanni indossa una maglietta gialla e un pantaloncino corto, che solitamente usava durante le ore di educazione fisica, senza mutande sotto - e una specie di portachiavi che, emettendo ultrasuoni, tiene lontane le zanzare. Sono due ore ormai che sta al pc, e ha scritto meno di mezza pagina di tesina - di cui buona metà è il testo che dovrebbe analizzare. G. non ha più voglia di scrivere o di pensare in funzione del liceo. Non ha mai avuto veramente paura dell'esame, perchè lo ha sempre visto come una liberazione, uno sforzo finale per l'arrivo a un mondo ben più stimolante: è solo stanco. Vuole il meritatissimo riposo estivo, nient'altro: all'università, se ci deciderà di andarci, ci penserà in un altro momento. All'orale mancano 5 giorni, ma la tesina deve essere assolutamente completata tra oggi e domani. Tanta fatica per un'esposizione che poi durerà sì e no 10 minuti.
Il liceo sta strappando a Giovanni l'ultimo briciolo di pazienza che ha in corpo. At tu, Ioannes, destinatus obdura.
Si ringrazia Eva Bì per l'ispirazione stilistica.
Ora toccherebbe a Dante; ma mentre Giovanni è seduto sul divano del salotto, con vocabolari e libri di testo vari sparsi tra il pavimento, il divano stesso e il tavolino di vetro, squilla il cellulare. E' la madre, che (maledetta) è andata all'Argentario con due amiche; tuttavia, è una buona scusa per sdraiarsi a riposare due minuti sui morbidi cuscini del sofà. Gli chiede come si chiama l'esaminatrice di latino e greco del liceo Tasso, che ha in commissione. Non se lo ricorda, ma sì, se gli fa qualche nome magari gli torna in mente. E' la prof. T.? No, no, mai sentita. La F.? Sì, sì, proprio lei. Dicono che sia una strega, ma brava, dice la madre. Dicono che sia un'incapace, risponde lui. Si salutano e Giovanni è costretto a rialzarsi dal suo morbido giaciglio per rimettersi al computer. Più tardi dovrà chiamare la nonna per farle gli auguri per il suo onomastico.
A suo favore giocano la fresca brezza del condizionatore, impostato a 23 gradi - Giovanni indossa una maglietta gialla e un pantaloncino corto, che solitamente usava durante le ore di educazione fisica, senza mutande sotto - e una specie di portachiavi che, emettendo ultrasuoni, tiene lontane le zanzare. Sono due ore ormai che sta al pc, e ha scritto meno di mezza pagina di tesina - di cui buona metà è il testo che dovrebbe analizzare. G. non ha più voglia di scrivere o di pensare in funzione del liceo. Non ha mai avuto veramente paura dell'esame, perchè lo ha sempre visto come una liberazione, uno sforzo finale per l'arrivo a un mondo ben più stimolante: è solo stanco. Vuole il meritatissimo riposo estivo, nient'altro: all'università, se ci deciderà di andarci, ci penserà in un altro momento. All'orale mancano 5 giorni, ma la tesina deve essere assolutamente completata tra oggi e domani. Tanta fatica per un'esposizione che poi durerà sì e no 10 minuti.
Il liceo sta strappando a Giovanni l'ultimo briciolo di pazienza che ha in corpo. At tu, Ioannes, destinatus obdura.
Si ringrazia Eva Bì per l'ispirazione stilistica.
martedì 19 aprile 2011
sabato 26 marzo 2011
Bene
Ieri ho scoperto questa canzone per caso nel mio vecchio Mp3: camminavo verso il parco, con un libro in mano e gli alberi in fiore che perdevano sul marciapiede le loro gemme al ritmo del vento.
Sono felice, grazie a te.
Sono felice, grazie a te.
mercoledì 9 febbraio 2011
venerdì 14 gennaio 2011
Non è giusto definire "sorpresa" quella degli ovetti Kinder
Il bello della casualità è che ti sorprende. Quell'inaspettato attimo che ti lascia momentaneamente in apnea è quanto di più bello, e purtroppo altrettanto fugace, che possa ravvivare una giornata triste o semplicemente come le altre. Uno sguardo, un regalo, un incontro..
E' semplicemente bello, ciò che sorprende.
Ogni tanto lo pago quell'euro di biglietto ATAC per gustarmi un viaggio con altre persone sconosciute. Ognuna di loro ha la sua storia da raccontare, uno o più eventi particolari che hanno segnato la loro vita. Una ragazza sta leggendo un libro di poesie, magari per una ricerca, o perchè le è stato regalato dal fidanzato che studia Lettere e con cui sta per incontrarsi: si vede che è felice dal delicato sorriso che le spunta dalle labbra.
Un uomo di mezza età, vestito in giacca e cravatta, se ne sta in piedi con una borsa in cuoio in una mano e l'atra che stringe le sbarre di sostegno del mezzo. Ha una fede all'anulare sinistro: forse ha una famiglia, magari dei figli, o non è semplicemente in grado di affrontare un lutto, o ancora si starà chiedendo perchè si è sposato. Il dito è segnato dallo stretto anello, che avrà spesso girato e rigirato con la mano libera. Perchè un matrimonio in chiesa e non uno in Comune? Perchè un contratto per dimostrare agli altri che due persone si amano? E' veramente così necessario?
Un gruppo di studenti chiacchiera sul fondo dell'autobus, facendo un po' di baccano, che disturba la quiete del mezzo. Sono appena usciti da scuola, o avranno fatto direttamente sega? La giovane età in cui si può fare quel che cazzo si pare.. Magari è questo quello che pensa il nostro amico di sopra.
E poi succede.
Succede che incroci uno sguardo. Anzi, LO sguardo. Qualcuno che riesci a vederti nell'anima, e che a sua volta ti studia nei meandri più profondi del tuo essere. Chi è? Qual è la sua storia, di cui vuoi così ardentemente venire a conoscenza, e che in quell'attimo hai sentito così simile a te? La musica che stai ascoltando non è mai stata così adatta. Continua ad osservarti. Tu lo sfuggi, perchè ti fa sentire in imbarazzo. Poi prendi coraggio e un'occhiata gliela dai. Vi guardate - e capisci perchè in alcune foto vengono coperti gli occhi: i corpi sono tutti uguali, ma uno sguardo è più unico del DNA. Lascia il segno ed è la prima cosa che, a distanza di tempo, ti permette di riconoscere una persona. E a quel punto non ti interessa più della ragazza che legge Prèvert, dell'uomo con la borsa in cuoio o del gruppo di adolescenti scalmanati. Nell'autobus non ci siete che tu e quella persona. Gli altri danzano. E anche voi, abbraciati, danzate.
Poi lui/lei scende dall'autobus e può accadere che ti guardi ancora. O magari no. Tuttavia, non sarà stato un euro sprecato e tornerai a casa più felice.
E' semplicemente bello, ciò che sorprende.
Ogni tanto lo pago quell'euro di biglietto ATAC per gustarmi un viaggio con altre persone sconosciute. Ognuna di loro ha la sua storia da raccontare, uno o più eventi particolari che hanno segnato la loro vita. Una ragazza sta leggendo un libro di poesie, magari per una ricerca, o perchè le è stato regalato dal fidanzato che studia Lettere e con cui sta per incontrarsi: si vede che è felice dal delicato sorriso che le spunta dalle labbra.
Un uomo di mezza età, vestito in giacca e cravatta, se ne sta in piedi con una borsa in cuoio in una mano e l'atra che stringe le sbarre di sostegno del mezzo. Ha una fede all'anulare sinistro: forse ha una famiglia, magari dei figli, o non è semplicemente in grado di affrontare un lutto, o ancora si starà chiedendo perchè si è sposato. Il dito è segnato dallo stretto anello, che avrà spesso girato e rigirato con la mano libera. Perchè un matrimonio in chiesa e non uno in Comune? Perchè un contratto per dimostrare agli altri che due persone si amano? E' veramente così necessario?
Un gruppo di studenti chiacchiera sul fondo dell'autobus, facendo un po' di baccano, che disturba la quiete del mezzo. Sono appena usciti da scuola, o avranno fatto direttamente sega? La giovane età in cui si può fare quel che cazzo si pare.. Magari è questo quello che pensa il nostro amico di sopra.
E poi succede.
Succede che incroci uno sguardo. Anzi, LO sguardo. Qualcuno che riesci a vederti nell'anima, e che a sua volta ti studia nei meandri più profondi del tuo essere. Chi è? Qual è la sua storia, di cui vuoi così ardentemente venire a conoscenza, e che in quell'attimo hai sentito così simile a te? La musica che stai ascoltando non è mai stata così adatta. Continua ad osservarti. Tu lo sfuggi, perchè ti fa sentire in imbarazzo. Poi prendi coraggio e un'occhiata gliela dai. Vi guardate - e capisci perchè in alcune foto vengono coperti gli occhi: i corpi sono tutti uguali, ma uno sguardo è più unico del DNA. Lascia il segno ed è la prima cosa che, a distanza di tempo, ti permette di riconoscere una persona. E a quel punto non ti interessa più della ragazza che legge Prèvert, dell'uomo con la borsa in cuoio o del gruppo di adolescenti scalmanati. Nell'autobus non ci siete che tu e quella persona. Gli altri danzano. E anche voi, abbraciati, danzate.
Poi lui/lei scende dall'autobus e può accadere che ti guardi ancora. O magari no. Tuttavia, non sarà stato un euro sprecato e tornerai a casa più felice.
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