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sabato 24 settembre 2011

Das Wohltemperierte Clavier

 Un breve lavoro di approfondimento sul Clavicembalo ben temperato di J. S . Bach, sperando che possa essere utile e in grado di far nascere qualche curiosità nei miei lettori. I testi da me utilizzati sono Santa Wikipedia (sempre sia lodata), soprattutto per la questione del temperamento, e il libro di Hermann Keller "Il clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach. L'opera e la sua interpretazione", Ricordi, Milano, 1991.


 Il Clavicembalo ben temperato,“summa di tutte le opere” (Schumann), è fra le più importanti opere da camera del compositore tedesco J. S. Bach (1685-1750). Contiene un totale di 48 preludi e fughe, che si dividono in due libri, ciascuno dei quali ne contiene 24 e le dispone secondo un ordine tonale e cromatico ben preciso: la prima coppia di brani è in Do maggiore, la seconda in do minore, la terza in Do diesis maggiore, e così via fino al si minore. I due libri del Clavicembalo ben temperato vennero composti in periodi diversi, tra il 1722 e il 1744: il primo attinge dal Klavierbüchlein per Wilhelm Friedemann Bach del 1720 e fu portato a compimento durante la permanenza a Köthen, soggiorno fra i più fecondi del compositore (a questo periodo risalgono i Concerti Brandeburghesi, i Concerti e le Sonate per violino, le Suites inglesi e le Suites francesi…), mentre il secondo a Lipsia, città in cui Bach si spense all’età di 65 anni in seguito ad un infelice intervento agli occhi.




Perché Wohltemperierte?


 Ai tempi di Bach si stava attuando una rivoluzione dell’accordatura, che prevedeva l’adozione del cosiddetto “temperamento equabile”, introdotto dall’organista e costruttore d’organi Andreas Werckmeister.


 Secondo l’accordatura naturale, l’intervallo tra due suoni e rappresentato da una frazione contenente numeri naturali: ad esempio, tra un suono fondamentale e l’ottava, il rapporto è 1:2, così come la quinta naturale è data dal rapporto 2:3, la quarta naturale da 3:4 ecc. ecc. Nel modo maggiore “naturale”, i suoni scaturiscono dai rapporti 1 : 9/8 : 5/4 : 4/3 : 3/2 : 5/3 : 15/8 : 2. Questi rapporti vengono però impiegati solo in limitati casi, come nel canto diatonico monodico e in determinate condizioni nel canto polifonico a cappella (nello stile di Palestrina); se volessimo farne un uso più esteso, incorreremmo in disparità che sono di disturbo e che devono dunque essere “temperate”. La soluzione definitiva, ancora oggi in vigore, fu trovata alla fine del XVII secolo: la suddivisione dell’ottava in dodici parti uguali, appunto il temperamento equabile. I suoi rapporti numerici (tranne l’ottava) si discostano lievemente da quelli naturali, mantenendo però tra i loro suoni una distanza che è indipendente dalla tonalità in cui ci si trova. Solo ora si poté far uso di tutte le tonalità e passare dall’una a un’altra qualsiasi. L’abbandono dell’accordatura naturale fu certo una perdita spiacevole, ma enormemente maggiori furono i vantaggi che ne derivarono alla musica.


 La questione dello strumento


 Con il termine "Clavier" Bach intendeva designare un qualsiasi strumento a corde con tastiera. Dunque clavicembalo o clavicordo? La questione è rimasta irrisolta, ma il fatto che l’estensione del clavicordo (da Do1 a Do 5) non venga mai superata è un punto a favore per questo strumento. Secondo Arnold Schering, la questione non si sarebbe posta all’epoca: se infatti il clavicordo è uno strumento dal timbro e dalla sonorità molto limitate, che lo rilegano più a uno strumento adatto allo studio o di cui godere in privato, il clavicembalo invece viene preferito nelle performances in spazi più ampi e in presenza di pubblico. Tuttavia, il bello del Clavicembalo ben temperato risiede proprio nello sforzo di ogni esecutore, che sia pianista, suonatore di cembalo o clavicordo, di estrarre quelle peculiarità di ogni preludio e fuga che non si addicono ad uno strumento in particolare, ma a una musica il cui contenuto va ricercato al di là del timbro musicale. Dal momento che nessuna interpretazione potrà appagarci per intero, la nostra fantasia sarà continuamente stimolata a produrre qualcosa di nuovo, così che l’esperienza del Clavicembalo sarà unica e totalmente personale.


 Lo stile


 La più antica raccolta di preludi e fughe è l’Ariadne musica di Johann Caspar Ferdinand Fischer, pubblicato nel 1702, con 20 preludi e fughe anch’essi disposti cromaticamente per tonalità maggiori e minori: appare evidente come Bach abbia assunto l’opera a modello. Il Primo Libro è caratterizzato da un forte legame tra un preludio e la fuga corrispondente, in cui quest’ultima si riflette; qualora questo rapporto fosse insufficientemente evidente, Bach aggiunse una sezione finale nella quale v’è un accumulo tensivo, che rende più diretto il trapasso nella fuga: è questo il caso dei Preludi in do minore, do diesis minore, Re maggiore, re minore, mi minore, fa minore.
 I tempi estremamente diversi in cui nacquero le composizioni del Secondo Libro spiegano la mancanza di unità stilistica paragonabile a quella del Primo. Suppliscono però a questa mancanza la maggiore varietà di forme, soprattutto nei preludi, e l’alta sostanza musicale di un gran numero di brani composti nell’ultima stagione creativa bachiana. La ordine cronologico dei brani è deducibile dalla sola analisi stilistica dei singoli preludi e fughe, dal momento che mancano punti di riferimento più precisi. Ad esempio, la maggior differenza tra il Primo e il Secondo Libro è la ricca varietà che quest’ultimo presenta nelle fughe: alcuni si avvicinano alla sonata classica (con il tipico schema Esposizione-Sviluppo-Ripresa), altri sono invenzioni a due voci (re diesis minore, mi minore e la minore) o simili a movimenti di suite (do minore, Mi maggiore e Sol maggiore), altri ancora sono preludi organistici (Do maggiore e sol minore) o prendono la forma di un movimento di concerto barocco (Mi bemolle maggiore, Fa diesis maggiore, La bemolle maggiore e si minore). Per quanto riguarda le fughe, queste sono 13 a tre voci e 11 a quattro (mancano perciò quelle a due e cinque voci). Accanto a fughe dal fitto lavoro contrappuntistico (Re maggiore, Mi maggiore, fa diesis minore, La bemolle maggiore e si bemolle minore) se ne trovano altre meno severe come quelle in fa minore, Fa diesis maggiore, Si bemolle maggiore e si minore. Quattro sono fughe doppie ( do diesis minore, La bemolle maggiore, sol diesis minore e Si maggiore); quella in fa diesis minore è una fuga tripla.


sabato 26 marzo 2011

Bene

Ieri ho scoperto questa canzone per caso nel mio vecchio Mp3: camminavo verso il parco, con un libro in mano e gli alberi in fiore che perdevano sul marciapiede le loro gemme al ritmo del vento.







Sono felice, grazie a te.

lunedì 6 dicembre 2010

Stupro

Non riuscirò a dormire stanotte. Sergio mi è entrato nelle vene, ha riempito ogni minuscola cellula del mio corpo. La potenza russa ha pervaso la mia anima, non ho resistito alla sua immensa gloria. Quegli archi così dirompenti, e quel pianoforte...Dio, QUEL PIANOFORTE!!! Mi stava letteralmente stuprando. Mi ha rivoltato come un calzino, e proprio quando era tutto finito e sembravo avere un attimo di respiro, ecco che è tornato alla carica: preludio n. 5 op. 23. Quello che sto studiando. Checculoimmenso. E poi Chopin. CHOPIN, DIO BBONO! CHOPIN!!!
Tremavo. Ora sono stremato. Ditemi voi come posso andare a dormire tranquillo, ora.

lunedì 18 ottobre 2010

Un uggioso sabato di ottobre

 Sai, ieri sono stato in giro per Roma, a fare foto. Mi sono comportato da turista nella mia città. Ho portato con me il lettore cd, che non uso quasi mai, e vari cd di musica classica: nel mio zaino, oltre alla giacca e a un libro, c'erano Schubert, Schumann, Mendelssohn, Liszt. E Chopin. Chopin, il mio ostacolo più grande, l'unico compositore che non ho mai avuto il coraggio di ascoltare da quando papà se n'è andato. Era il suo preferito. Amava Pollini, nella libreria di casa abbiamo alcune sue registrazioni, insieme a quelle di Kissin. Le ho portate con me. Il lettore cd è entrato alla perfezione nella borsa della mia Canon, e andavo in giro così, sotto la poggia, con una reflex e la mia musica in testa, in una Roma attraversata da turisti di ogni provenienza. Ero da solo, ma la compagnia di me stesso la preferisco di gran lunga a quella di molta altra gente.
  Sono partito da Piazza Venezia, dove pioveva. Poi sono andato al Colosseo, ho scattato qualche foto e preso la metro fino a Termini. Ho cambiato linea e sono arrivato a S. Pietro. La piazza era piena di sedie, transenne e macchine, e le immagini dei 6 neo-santificati si stagliavano sul fondo della piazza. Peccato che fosse ingombrata da tutta questa robaccia, ci sarebbero stati sicuramente soggetti più interessanti da fotografare. Poi sono passato sotto casa tua, con Liszt che accompagnava i miei passi. Sono rimasto fermo per un po' davanti al tuo portone, poi mi sono girato in direzione della fermata. Si stava facendo sera, e il Cupolone già riluceva di verde. Altre foto. Ha ricominciato a piovere, così flebilmente che neanche mi sono accorto di avere la testa zuppa. Leggo, ascolto Chopin. Dopo quasi un'ora, finalmente l'autobus arriva. Salgo. In piedi, vicino all cabina del conducente, cambio cd. Rachmaninoff. Cambio a Piazza Venezia. L'altare della patria è illuminato, bellissimo, ma il crudele 84 mi strappa dalla sua contemplazione. Arrivo a casa che sto ascoltando di nuovo Schubert. Scarico le foto sul pc. 32, ma me ne piacciono giusto un paio. Un pomeriggio quasi inutile. Quasi.